di Sara Innocenti

__ La fondazione della prima Libera Scuola Waldorf costituì la realizzazione pratica e reale del principio della Triarticolazione sociale(1), che Rudolf Steiner elaborò tra il primo e il secondo decennio del ventesimo secolo. Nell’opera steineriana tale questione apparve per la prima volta nel 1917, ossia durante la prima guerra mondiale; nel quarto capitolo del testo Enigmi dell’anima(2) Steiner descrive gli elementi essenziali della triarticolazione umana sia sotto il profilo fisiologico sia sotto quello animico-spirituale. Egli edificò una teoria molto originale, ma allo stesso tempo si fece prosecutore di un discorso lasciato inconcluso dal filosofo tedesco Schiller, che fu il primo pensatore a introdurre il concetto di triarticolazione. Infatti nell’opera Lettere per l’educazione estetica dell’uomo(3) Schiller espone la nota teoria dei due impulsi: grazie all’impulso dell’intelligenza l’essere umano partecipa alle energie formatrici del mondo spirituale, mentre mediante l’impulso oggettivo la natura irrompe nell’umanità con tutta la sua forza; se l’uomo scegliesse di seguire solo uno dei due impulsi non potrebbe divenire un individuo libero, per questo occorre un’educazione estetica che porti alla nascita di un terzo impulso di tipo artistico: l’impulso al gioco. Steiner riprende pienamente tale problema e in cosciente contrasto con il professore Franz Brentano, di cui aveva seguito i corsi universitari insieme a Freud e Husserl, divide la triarticolazione nelle rispettive facoltà del pensare, del sentire e del volere. Sia nell’esistenza della società che in quella dell’individuo si possono distinguere tre campi vitali, ognuno dei quali è sottoposto a leggi proprie: la sfera della vita spirituale-culturale, la sfera della vita economica e quella della vita giuridico-politica. Scuole e università, vita religiosa, attività artistica e scientifica possono crescere e maturare soltanto in un clima di libertà. Necessitano della protezione statale, ma devono fare a meno della gestione tutelare dello Stato; per Steiner il terzo arto costitutivo dell’organismo sociale sta nello stato di diritto a cui ogni cittadino partecipa in modo attivo e pienamente responsabile secondo il principio dell’uguaglianza attuato in tutte le sue diramazioni.
Il movimento per la triarticolazione ebbe subito molto successo tra i lavoratori delle fabbriche, ma si arenò per la ferma opposizione dei dirigenti sindacali; nonostante tutto però, il seme gettato in ambito pedagogico, riuscì a crescere e a germogliare, grazie soprattutto alla sensibilità e alla volontà di personalità che impiegarono
ogni loro capacità per la realizzazione del nuovo progetto.
Nella confusione politica ed economica seguita alla sconfitta tedesca del Novembre 1918, Emile Molt, direttore della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda e consigliere commerciale del Württemberg, nonché rappresentante della società fiduciaria del Goetheanum, decise di fondare una scuola per i figli dei suoi dipendenti e pregò Steiner di assumersene l’organizzazione e la direzione. Il signor Molt era sicuramente un direttore d’azienda molto particolare, in quanto sensibile alle problematiche della classe operaia del tempo; egli “mostrava un chiaro senso pratico unito a un grande valore umano, era impulsivo nella volontà, afferrava rapidamente – ma faceva sempre ogni cosa con grande calma e profonda riflessione”(4). Il rapporto con i suoi lavoratori era veramente esclusivo, infatti aveva un atteggiamento sempre paterno e premuroso nei loro confronti, tanto che durante la guerra aveva comprato una mucca per poter dare un’alimentazione supplementare ad alcuni operai che non erano in buona salute. Emile Molt da molti anni seguiva l’attività di Rudolf Steiner, mostrando notevole interesse per tutto ciò che riguardasse l’elemento sociale e pedagogico; tale sensibilità scaturì soprattutto dalla presa di coscienza delle lacune rimastegli dalla propria formazione scolastica, che cercò di colmare attraverso un’autoeducazione rigorosa e solerte. Nel suo animo echeggiavano da tempo le parole che Steiner aveva scritto nel saggio L’educazione del bambino dal punto di vista della Scienza dello Spirito: “La Scienza dello Spirito saprà indicare tutto ciò che viene qui considerato, fino ai singoli generi alimentari e voluttuari, se verrà chiamata a costruire un’arte dell’educazione. Poiché è una cosa realistica per la vita, non una grigia teoria quale potrebbe tuttavia apparire ancor oggi dopo i traviamenti di taluni teosofi”.
Egli maturò nel suo intimo la convinzione che il processo di formazione umana dovesse cambiare ed essere predisposto in modo nuovo, per questo organizzò corsi di formazione per gli operai; ad assolvere tale compito fu chiamato Herbert Hahn, il quale sarà anche uno dei primi maestri della scuola di Stoccarda. Quest’ultimo teneva brevi conferenze a carattere socio-pedagogico, che venivano inserite nei turni di lavoro dei diversi reparti della fabbrica come interruzioni di circa mezz’ora (pagate ai lavoratori), e alcuni corsi di lingue straniere agli impiegati. Inoltre, durante il pomeriggio aiutava per i compiti a casa circa quaranta bambini, figli degli operai. I lavoratori erano molto felici per l’opportunità datagli, ma ripetevano sempre questa frase: “Si, è bello e buono che noi anziani abbiamo questi corsi, ma tutto questo giunge un po’ tardi. I nostri bambini dovrebbero ricevere una cosa del genere! Dovrebbero ricevere da una scuola quello che ci è stato rifiutato in gioventù”.
Il 23 Aprile del 1919 Steiner si recò a Stoccarda e nel cosiddetto salone del tabacco della fabbrica tenne una conferenza sul tema della triarticolazione sociale; gli operai si assieparono su panche e sedie, nonché sui grossi sacchi di tabacco allineati in fondo alla sala. Il signor Molt presentò Steiner come sociologo, come individuo attento e sensibile ai problemi dello sviluppo della società: venne messa in luce la base spirituale del proletariato, evidenziando la causa dell’infelicità che lo caratterizza, ossia la mancanza di un vero processo di educazione e di istruzione; tutto ciò amareggiava le anime dei proletari e costituiva la ragione scatenante che li spingeva alla rivolta contro le forme di realtà esistenti. Ai suoi uditori Steiner diceva: “Voi tutti qui seduti, dall’apprendista sedicenne fino ai lavoratori sessantenni, soffrite per il fatto che la vera formazione umana è andata perduta in voi, poiché a partire da un determinato momento vi fu per voi soltanto la dura scuola della vita, ma non più una vera scuola”.
Inizialmente l’uditorio si mostrò distaccato, ma quando Steiner toccò la questione educativa l’entusiasmo scintillò: egli descrisse una scuola unificata della durata di dodici anni, comprendente le classi elementari e superiori, aperta a chiunque senza differenze di classe sociale: Herbert Hahn definisce questo momento come l’atto di nascita della scuola Waldorf. Era stato gettato un seme che presto avrebbe mostrato tutta la sua idealità e concretezza.
Alla fondazione della scuola di Stoccarda contribuì un altro uomo straordinario: E. A. Karl Stockmeyer; egli lavorava come insegnante presso un istituto superiore del Baden ma allo stesso tempo era un profondo conoscitore dei principi della Scienza dello Spirito, in particolare amava curare l’aspetto filosofico-teorico della conoscenza. Dopo la fine della Grande Guerra Stockmayer si era interessato ai progetti di riforma della scuola, ed Emile Molt, siccome trovava nei suoi pensieri qualcosa che toccava le sue intenzioni più profonde, lo pregò di venire a Stoccarda.
Il 25 Aprile del 1919 ebbe luogo il primo colloquio per la fondazione della Libera Scuola Waldorf – presso la casa della Landhausstrasse numero 70, Sezione della Società Antroposofica a Stoccarda – a cui parteciparono Rudolf Steiner, il signor Molt, Herbert Hahn e Karl Stockmeyer: era sera tardi e, come sempre, Steiner aveva alle spalle una dura giornata di lavoro nella quale, in quell’occasione, aveva tenuto una conferenza per gli operai delle officine Daimler; Steiner però cancellò ogni segno di stanchezza e diede una serie di consigli per il lavoro preparatorio, soprattutto per la suddivisione delle lezioni e per il piano di studi.
I preparativi per la nascita della nuova scuola tennero impegnati i fondatori dall’aprile all’agosto del 1919; Emile Molt acquistò un edificio che in passato aveva ospitato un ristorante e che si trovava su una collina sovrastante la città di Stoccarda, lo sistemò e creò le attrezzature necessarie per ospitare una scolaresca(5). Innanzi tutto Steiner sentì il bisogno di un lavoro organizzativo e chiarificativo nell’ambito socio-economico (triarticolazione), Hahn ricorda con le seguenti parole l’avvenimento:

Sono indimenticabili le impressioni che si potevano ricevere nelle grandi serate di discussioni e conferenze allorché si notava con quale coraggio e ardore, con quale instancabile sacrificio Rudolf Steiner difendesse le grandi esigenze sociali dell’epoca. Entrava nella sala delle conferenze non riposato, ma strapazzato da colloqui che avevano forse richiesto tutta la notte precedente, da conferenze susseguenti che andavano dalla mattina alla sera. Una volta era in un ospitale salone della fabbrica, un’altra in una birreria. Gli ascoltatori, che appartenevano in massima parte alle maestranze operaie dell’industria, sedevano dinanzi a boccali pieni di birra e di sidro. Nei vapori delle bevande si intesseva una nuvola di fumo che impregnava subito ogni minimo angolo del locale. Tutto ciò si depositava sulle corde vocali e rendeva molto difficoltoso il parlare a Rudolf Steiner, che non fumava né beveva da decenni. Spesso la sua voce, che non conoscevamo diversa da piena e sonora, all’inizio delle conferenze era completamente rauca, ma egli dominava anche questa situazione con energia e autocontrollo sorprendenti. Non ho mai partecipato a una serata di discussioni in cui egli, seppure soltanto dopo una mezz’ora, non si sia battuto fino a ottenere una sufficiente chiarezza di voce. Era sorprendente anche l’arte con cui sapeva prendere ogni pubblico per il suo verso. Si esprimeva anche in questo fatto la profondità e l’immediatezza della sua conoscenza dell’uomo, ma credo almeno allo stesso modo il suo amore per l’uomo. Non imprimeva nei suoi ascoltatori qualcosa di pronto; sviluppava per così dire i suoi pensieri dalle esperienze e dalle convinzioni, dalle sofferenze e dalle gioie vissute da questi stessi ascoltatori. Ciò faceva sì che ci si sentisse sempre liberi come ascoltatori, anche quando giungeva  nell’esposizione al massimo dell’entusiasmo. In queste assemblee in cui si trattavano i problemi della comunità ci si sentiva tuttavia chiamati come singoli, come individui umani […](6).

Steiner non intendeva aggiungere un altro istituto scolastico alle scuole private riformate già presenti nell’Europa centrale, ma creare un nuovo clima spirituale per la pedagogia: una scuola libera doveva avere il diritto di scegliere i propri insegnanti. Ciò costituiva uno dei presupposti di indipendenza nell’ambito della libertà spirituale e per tale ragione fu chiamato a svolgere il lavoro di maestro solo chi possedeva una vera vocazione e una conoscenza, seppur minima, della Scienza dello Spirito. Nell’Agosto del 1919 il primo corpo insegnante della futura Scuola Waldorf seguì un corso introduttivo della durata di quindici giorni, tenuto da Steiner stesso: in esso fu edificata un’antropologia che descriveva l’uomo da tre punti di vista, come essere fisico, animico e spirituale. Il corso fu composto da tre sezioni diverse: Antropologia generale, Didattica e Conversazioni di tirocinio(7); la mattina del 21 agosto i futuri insegnanti si riunirono ufficialmente per la prima volta; la maggior parte di loro aveva già avuto esperienze in campo educativo. La giornata fu strutturata nel seguente modo: dalle nove alle undici Steiner parlava di antropologia generale, fornendo descrizioni essenziali sulle principali funzioni dell’anima umana in rapporto ai processi fisiologici; dalle undici alle dodici e trenta le tematiche affrontate si spostavano su questioni di natura didattica e metodologica, fu esposto in forma sintetica il piano di studi dalla prima all’ottava classe. Durante il pomeriggio, precisamente dalle quindici alle diciotto, si tennero conversazioni pedagogiche in forma seminariale, durante le quali i partecipanti esercitavano il linguaggio e la dizione, svolgevano relazioni su problemi metodico-didattici, approfondivano il tema dei temperamenti e ricevevano suggerimenti molto dettagliati riguardanti problemi umani specifici che si sarebbero potuti presentare nel lavoro quotidiano di un maestro(8).
Il 7 Settembre del 1919 la Libera Scuola Waldorf venne alla vita: la giornata fu pervasa da un’atmosfera molto particolare, fu solenne da mattino a tarda sera, come ricorda Hahn; siccome nella casa sulla Uhlandshöhe a Stoccarda, nel ristorante trasformato in scuola, non era disponibile ancora una sala adatta, l’inaugurazione venne organizzata nel salone del giardino civico; il Preludio in Do Maggiore di J. S. Bach fece da introduzione e fu suonato dall’insegnante di musica Paul Baumann, la signora Marie Steiner recitò e alcuni bambini si esibirono in un saggio di Euritmia. Il momento più emozionante fu sicuramente il discorso di Steiner, durante il quale vennero ricordati ancora una volta i grandi aspetti sociali tra cui la pedagogia Waldorf faceva ora i primi passi:

Questa nuova scuola deve veramente inserirsi in ciò che viene richiesto dall’evoluzione dell’umanità proprio nel nostro presente e nel prossimo futuro. Davvero tutto ciò che da queste premesse alla fine fluisce nella scuola si pone come un triplice e santo dovere. Che cosa sarebbe dunque tutto il sentirsi e il conoscere e l’agire della comunità umana, se non potesse conchiudersi nel sacro impegno che si pone appunto l’insegnante, l’educatore, mentre egli si accinge a un servizio che si può chiamare umanitario nel suo più alto senso, col giovane in divenire, col giovane che cresce, con il bambino? Tutto ciò che possiamo sapere in definitiva dell’uomo e del mondo diventa giustamente fruttifero soltanto se possiamo trasmetterlo in modo vivente a quelli che daranno forma al mondo sociale, quando noi non potremo più essere presenti con il nostro lavoro fisico. Tutto ciò che noi possiamo realizzare artisticamente diventa qualcosa di eccelso soltanto se possiamo farlo scorrere nella massima delle arti, quella nella quale non ci viene data della materia morta, come argilla o colore, ma nella quale ci viene dato il bambino vivente non ancora compiuto, il bambino che noi, fino a un certo grado, dobbiamo portare artisticamente e pedagogicamente a essere un uomo compiuto. E dopo tutto non è un eccelso, sacro e religioso impegno aver cura pedagogicamente dell’elemento divino-spirituale che riappare e si manifesta in ogni essere umano quando viene al mondo? Non devono dunque tutti i nostri più sacri moti umanitari, dedicati al sentire religioso, fluire nel servizio sacro che noi compiamo, quando cerchiamo di educare nel bambino l’elemento divino-spirituale dell’essere umano che ha disposizione a manifestarsi in lui? Scienza che diventa vivente! Arte che diventa vivente! Religione che diventa vivente! Ecco in sostanza che cos’è l’educazione, che cos’è l’insegnamento […]. Nel corso che ha preceduto la nostra impresa della Scuola Waldorf, e che era destinato agli insegnanti, abbiamo così cercato di gettare le fondamenta di un’antropologia, di una scienza dell’educazione che potesse diventare un’arte dell’educazione […]. La convinzione che l’appello proveniente dall’evoluzione dell’umanità richiede uno spirito nuovo per il tempo presente, e che noi dobbiamo innanzi tutto inserire questo nuovo spirito nella scuola, è alla base degli sforzi della Scuola Waldorf; una Scuola che dovrebbe essere un esempio in questa direzione […](9).

Nel pomeriggio gli allievi raggiunsero le proprie classi insieme ai rispettivi maestri in un clima lieto e vivace; la sera l’intero Collegio degli insegnanti fu invitato a una rappresentazione del Flauto Magico di Mozart presso la sala della Grosses Haus di Stoccarda, a cui presero parte anche Steiner e il signor Molt: i fondatori, i docenti, i genitori e i protagonisti della nuova scuola, ossia i bambini, esprimevano una gioia immensa, consapevoli dell’importanza e della straordinarietà di ciò a cui era stata data vita e che ancora oggi espande il suo calore in tutto il mondo.
La scuola Waldorf era formata da otto classi, precisamente da 256 alunni, ma dopo quattro anni contava già diciannove classi e 640 alunni; come ricorda Carolyne von Heydebrand, una delle prime maestre, l’inizio non fu semplice, anzi piuttosto difficoltoso, anche a causa del fatto che la scuola di Stoccarda fu la prima in Germania a formare classi miste con alunni di varia estrazione sociale. Dal punto di vista disciplinare non fu una scuola molto rigida, essa rifiutava quella disciplina severa imposta dall’esterno tipica degli istituti educativi dell’Europa degli anni Venti; Rudolf Grosse, alunno della Libera Scuola Waldorf (arrivò nel 1922 all’età di diciassette anni nella X classe), ricorda le sue impressioni nel libro Pedagogia vissuta:

Per uno studente che, come me, proveniva da un ginnasio normale, tutto nella scuola Waldorf appariva straordinariamente nuovo. Quando entrai nella mia classe, con la quale mi sarei legato in un rapporto molto stretto, mi trovai di fronte a un gruppo di giovani dotati di un’apertura, di una dirittura e di una libertà nel modo di affrontare la vita che suscitarono in me una muta ammirazione; ognuno sembrava imporsi da se stesso i limiti per il proprio comportamento.

Nonostante vivesse a Dornach, Steiner si recava abitualmente a Stoccarda per incontrarsi con il Collegio degli insegnanti: i verbali delle riunioni ricordano i problemi affrontati, gli orari e i programmi, le questioni di metodo e le discussioni sulle personalità dei singoli allievi. I docenti venivano sollecitati a vedere e considerare ogni allievo come un interrogativo, “un enigma divino che l’educatore, fino a quando il giovane non riesce a trovare se stesso, deve cercare di risolvere servendosi di un’arte pedagogica realizzata con amore” (10). Gli insegnanti dovevano essere in grado di comprendere direttamente le esigenze di ogni bambino legate al proprio momento evolutivo grazie al potenziamento delle ordinarie facoltà del pensiero, del sentimento e della volontà richiesto dalla pratica scientifico-spirituale(11). In una conferenza tenuta a Berna nel 1924(12) Steiner affermò che ogni fanciullo dovrebbe diventare una lettura d’anima per l’educatore; proprio per tale ragione la Scienza dello Spirito deve trasformarsi in Arte dell’educazione e quindi l’educatore diventare scienziato dello spirito. La scuola Waldorf fu dunque fondata sulla base delle capacità dei maestri e non sui programmi: l’istruzione era impostata fin dalla prima classe su un corso di studi della durata di dodici anni e gli scolari erano divisi, non tanto secondo l’età, quanto secondo il grado di sviluppo(13); le materie d’insegnamento erano scelte secondo le esigenze delle diverse età evolutive e delle capacità dei bambini, per questo ognuno era invitato a portare in classe solo ciò che riteneva maggiormente giusto per i suoi allievi. La scuola di Stoccarda era priva di Weltanschaung, cioè di valutazione, non erano inoltre previsti gli esami finali, in quanto considerati un’istituzione intellettualistica; il certificato dei voti era sostituito con lettere indirizzate specificatamente ai genitori.
Lo stretto rapporto tra ricerca scientifico-spirituale e Arte dell’educazione costituiva un punto fermo della prima scuola Waldorf, in quanto se la collaborazione tra le due discipline non fosse stata garantita e coltivata da ogni insegnante, i risultati dell’indagine scientifico-spirituale si sarebbero trasformati in formulazioni astratte, di cui a poco a poco si sarebbe perso il significato. Steiner infatti sosteneva che:

Ciò che importa non è fondare scuole all’interno del sistema vigente, nelle quali creare surrogati di lezione, credendo semplicemente di poter seguire le indicazioni che ho dato, ma piuttosto che in questo campo si segua il principio della libertà della vita spirituale […]. Non risvegliate nelle persone false rappresentazioni, facendo loro credere che si possa tranquillamente rimanere nei vecchi sistemi e tuttavia fondare scuole Waldorf. Risvegliate piuttosto la rappresentazione che a Stoccarda, nella Scuola Waldorf, vive effettivamente la libera vita dello spirito […].(14)

Ogni insegnante era chiamato a comprendere che cosa Steiner intendesse veramente con l’espressione “libera vita dello spirito”; nel nono capitolo della Filosofia della libertà Steiner distingue tra l’azione libera, scaturita da un’intuizione morale, cioè da un’idea afferrata nell’esercizio del pensare puro indipendente dal corpo, e tutte le azioni dovute invece a quelle componenti della vita dell’uomo che si fanno valere prima dell’affermarsi dell’intuizione morale e che danno origine ad azioni non libere. Nella misura in cui gli uomini sono capaci di intuizioni morali, si stabilisce tra loro l’accordo in quanto esseri liberi, per il fatto che il mondo delle idee dal quale
essi ricavano i motivi del loro agire, è unitario.
Non fu certamente facile mantenere vivo, giorno per giorno, il principio della libertà della vita spirituale, a causa della difficoltà da parte degli insegnanti di sviluppare un’effettiva autonomia di giudizio. Rudolf Steiner si sforzò di ripetere in tutti i modi ai maestri che se non avessero reso vitale la Scienza dello Spirito, sulla quale si fondava l’Arte dell’educazione, elaborandone in prima persona metodi e contenuti, la Scuola Waldorf non avrebbe potuto assolvere l’arduo compito di rinnovamento sociale e culturale nell’Europa di allora e soprattutto in futuro(15); ogni insegnante, per rispondere alla propria vocazione, aveva la responsabilità di rendere viventi tutti quei principi che Steiner aveva esposto nel corso di formazione e nelle numerose conferenze, a ciò si aggiungeva la capacità di far divenire il fanciullo protagonista del processo d’apprendimento in un clima di profonda spiritualità mediante l’uso della disciplina dell’arte in tutte le sue manifestazioni.
Questi furono essenzialmente i motivi ispiratori e conduttori che portarono alla formazione della prima Libera Scuola Waldorf, la cui conoscenza è indispensabile per chiunque si chieda quale sia l’attualità della proposta pedagogica delle scuole che oggi intendono rifarsi all’ideale educativo di Rudolf Steiner.
1 R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Milano, Editrice Antroposofica,1980
2 R. Steiner, Enigmi dell’anima, Milano, Editrice Antroposofica, 1968
3 J.C. Friedrich Schiller, Lettere per l’educazione estetica dell’uomo, Milano, Editrice Rusconi, 1998
4 Cfr. Herbert Hahn, La nascita della scuola Waldorf, in Abbiamo conosciuto Rudolf Steiner, Milano, Terra
Biodinamica Editrice, 1987
5 Ibidem, pag. 81
6 Ibidem, pag. 85 e 86
7 I titoli dei tre seminari sono stati utilizzati per i tre testi di pedagogia che riportano le conferenze
tenute da Steiner dal 21 Agosto al 6 Settembre del 1919
8 F. Carlgren – A. Klingborg, Educare alla libertà. La pedagogia di Rudolf Steiner, Milano, Filadelfia
Editore, 2000
9 Il seguente discorso è riportato come appendice nel libro Arte dell’educazione I – Antropologia, con il
titolo Prefazione all’edizione tedesca del 1932 ed è contenuto nel volume Rudolf Steiner in der Waldorfschule,
Opera Omnia numero 298
10 Ibidem, pag. 23
11 Cfr. Fabio Alessandri, Dalla Scienza dello Spirito all’Arte dell’educazione: la Scuola Waldorf del 1919, in
sito internet www.rudolfsteiner.it
12 R. Steiner, Antroposophisce Paedagogik und Ihre vorausset zungen, V conferenza, Opera Omnia n° 309
13 J. Hemlein, voce Waldorf, Scuola Libera, in Dizionario Enciclopedico di Pedagogia, vol. 5, Torino,
Editrice SAIE, 1972
14 Alexander Strakosch, Zur Gruendung von “Freien Waldorfschulen”, nella rivista Zur Paedagogik Rudolf
Steiners, Dicembre 1927 – Gennaio 1928
15 Cfr. Formazione di comunità, IV conferenza, Milano, Editrice Antroposofica, 1992

 

Articolo contenuto nel numero di settembre 2014 di Germogli

 

Sara Innocenti
Insegnante di scuola primaria