Riflessioni di Natale: la scelta
__ di Sergio Giannetta __

Scegliere di portare i propri figli in una scuola Steiner-Waldorf, oltre a essere in ogni caso la decisione più entusiasmante, più proattiva e più giusta da fare, è anche un esercizio di libertà e volontà. Una scelta che mette in gioco diverse questioni. Alcune forse banali, altre invece molto importanti. Questioni per il presente e, spesso, non valutate in modo approfondito per il futuro dei nostri figli e di noi genitori. Vediamone alcune di quelle impegnative che potrebbero frenare questa scelta: – sposeremo un metodo educativo che impegnerà in modo profondo molte delle nostre future scelte; – ci legheremo a questa decisione per almeno otto anni (il ciclo prima/ottava); – i nostri figli inizieranno il ciclo di studi della scuola dell’obbligo un anno dopo i loro coetanei; – avremo impegnati per otto anni tutti i sabati mattina; – dovremo “giustificare” le particolarità di questo metodo educativo di fronte a parenti e amici; – avremo tutti i giorni tranne il sabato da preparare il pentolino; – dovremo pensare all’acquisto dello strumento musicale e al costo aggiuntivo delle lezioni private necessarie; – i nostri figli frequenteranno una scuola privata e non una statale; – oltre a pagare, con le tasse sui nostri stipendi, la scuola dell’obbligo statale dovremo sostenere gli studi di nostro figlio con l’aggiunta di una retta abbastanza consistente; – ecc. ecc.
Gli assidui lettori di Germogli hanno già sicuramente le idee chiare su molte delle questioni elencate e conoscono, anche grazie ai tanti articoli pubblicati in questi sei anni di vita della rivista, tutte le risposte più che valide che permettono di affrontare a “cuor leggero” i tanti sacrifici imposti dall’abbracciare l’opzione educativa proposta dalle scuole Steiner-Waldorf.
Vediamo, ora, alcune questioni che, invece, ci spingono a scegliere una scuola così particolare per i nostri figli: – saranno rispettate le fasi evolutive del “nuovo uomo” che in loro si sta incarnando su questa terra; – gli saranno offerte le migliori opportunità per un’evoluzione il più possibile completa del loro volere, del loro sentire e del loro pensare; – gli verranno dati gli strumenti per muoversi con sicurezza, per organizzarsi nel gioco e nella vita, per non annoiarsi quasi mai; – li si farà crescere «il più possibile sani nel corpo e nell’anima, liberi da condizionamenti e pregiudizi»; – sarà avvicinato loro «il frutto della cultura umana attraverso un percorso artistico e morale di grande rispetto e riconoscenza per tutto ciò che gli uomini hanno realizzato nel corso dell’evoluzione»; – gli sarà data l’opportunità di «far scaturire dall’interno di ogni individuo i valori individuali di cui ogni essere umano è portatore»; – saranno aiutati «a superare o almeno mitigare ostacoli dovuti al temperamento, al carattere o a difficoltà ereditarie». (i virgolettati provengono da un articolo di Giovanna Chiantelli apparso sul sito di Germogli a metà febbraio di quest’anno e proposto in questo numero di dicembre a pagina 12)
Ogni scelta, lo sappiamo, è dettata da molti fattori. Ed è chiaro che in una logica freddamente razionale e deterministica il caso non può esistere. Un effetto, un cambiamento dello stato delle cose, ha sempre molte cause che concorrono a determinarlo e anche la libertà di scelta può essere vista solo come la conseguenza di ulteriori fattori, ereditari, ambientali, sociali, psicologici, morali, affettivi, simpatia e antipatia verso le categorie del bene e del male, ecc. Rudolf Steiner, fondatore del metodo educativo Waldorf, però, ci offre la possibilità di allargare il quadro spostando il punto di vista a partire dall’uomo e dalla sua vera essenza spirituale. In questa visione ciascun “io” ha un proprio compito evolutivo da svolgere che si esprime in ambiti spazio-temporali ben al di sopra di quelli materiali terrestri.
In effetti, ci troviamo spesso a considerare quanto sia difficile scegliere… Ma perché, dunque, sarebbe così difficile scegliere se tutto quel che accade non fa altro che conformarsi a una realtà determinata a priori da precedenti cause sia per il passato che per il presente e il futuro? Quantomeno la scelta potrebbe fare a meno di angustiarci, di farci soffrire quando ci appare come la “meno peggio” tra le alternative. Probabilmente perché la materia di cui sono fatti i nostri corpi e le nostre sensazioni è un’altra cosa rispetto all’essenza di cui è fatto il nostro spirito, l’elemento di cui siamo composti che nella “vera realtà” decide quel che va perseguito di volta in volta.
Prendiamo, per esempio, la scelta quotidiana del menu del pentolino di nostro figlio. Dipende da tanti fattori: dall’età del nostro bambino o ragazzo, dal giorno della settimana, dalla simpatia o antipatia verso alcuni gusti del cibo espressi da nostro figlio in quel periodo, dall’eventuale dieta consigliata dal pediatra o dal medico, dall’esserci ricordati di acquistare tutto l’occorrente, da quel che va terminato della dispensa per evitare sprechi, da quel che nonne e zie hanno preparato con le loro mani per i nipotini, ecc. ecc. Sappiamo che una certa regolarità e ritmo sono auspicabili ma sappiamo anche che dobbiamo avere una sensibilità e un occhio attento alle possibili esigenze di variazioni dei menu prestabiliti. E questa sensibilità non può essere determinata solo da una coscienza materiale dei nostri corpi e cervelli e di quelli dei nostri figli. Nel cuore alberga una sensibilità che non è di questo mondo e che sappiamo di dover ascoltare perché saggia di una saggezza propria della vera natura umana, quella spirituale. Questo deve avvenire perché i figli crescono e noi con loro, perché modificano i loro gusti, perché modificano le quantità di cibo di cui hanno bisogno per il loro continuo sviluppo.
Lo stesso accade ogni giorno nelle comunità in cui noi genitori ci muoviamo: il lavoro, la scuola, la famiglia. A ben guardare ci rendiamo conto che sono le relazioni interpersonali con i consorti, con i figli, con gli insegnanti, con gli amici e i colleghi d’ufficio a determinare i maggiori e minori cambiamenti che, poi, ci costringono a nuove scelte. Un’altra grossa fetta di cambiamenti che portano a dover fare nuove scelte è data dall’evoluzione delle personali coscienze, nostre e dei nostri figli, in quanto mai assopite s’interrogano e si rispondono incessantemente, anche e soprattutto quando dormiamo, sullo stato delle nostre evoluzioni. Piccoli salti di coscienza possono modificare anche in maniera consistente la visione di alcuni o più aspetti delle nostre vite. Basti pensare a quando i nostri ragazzi scoprono che anche loro hanno a che fare con la dimensione sessuale o che la loro “vita non vale più nulla se non possono vestire la felpa di quello stilista o avere anche loro il telefonino con cui messaggiare con i compagni”.
È utile essere preparati al cambiamento e questo non vuol dire che si deve avere già approntato ciò che occorre per far fronte ai nuovi paradigmi che si potrebbero prospettare, più semplicemente vuol dire essere disposti ad accettare i cambiamenti senza necessariamente doverli combattere. La parte veramente difficile è discernere tra cambiamenti da attuare il più presto possibile, altri da cominciare a prendere in considerazione, altri ancora da procrastinare il più in là nel tempo. Restano, comunque, cambiamenti che sarebbe meglio non essere costretti a fare ma che prima o poi si dovrà accettare per ricostituire un nuovo possibile equilibrio tra spirito e corpo, come quelli conseguenti a una malattia invalidante o a un quadro di riferimento più ampio che si è andato a determinare. Ci sono, poi, altri cambiamenti che scopriamo non sarebbero assolutamente da fare…
Una famiglia di sani principi può avere inculcato generazione dopo generazione, oltre a zavorre di cui è bene liberarsi, la capacità di “navigare” tenendo con facilità la barra dritta. Però bisogna tenere conto del fatto che oggi il mondo è molto più complesso di quello che solo 50 anni fa hanno affrontato i nostri genitori e che nei nostri tempi molti principi sono messi in seria difficoltà nell’apparire inattaccabili. Oggi, infatti, per prendere le sagge decisioni o fare le giuste scelte bisogna essere anche bene informati, conoscere e “studiare”. Senza dimenticarsi, poi, di stare attenti a non credere che basti essere saggi e bene informati per riuscire a raggiungere ancora “vivi” il porto di destinazione…
Vi saluto con un caldo abbraccio e l’augurio  di buone e rigeneranti feste natalizie.

Buona lettura.