Mi è capitato anche di recente sentir esprimere da alcuni genitori, che pur mandavano i loro figli alla scuola Steiner-Waldorf, grosse perplessità sul metodo con il quale si insegna la scrittura e la lettura o su come si introducono la matematica e le scienze. Nonostante queste perplessità, essi affermavano di aver comunque scelto questa scuola dopo aver constimageatato, osservando i figli più grandicelli dei loro amici, che i bambini che la frequentano si muovono con sicurezza, sanno organizzarsi nel gioco in maniera diversa dai loro coetanei, difficilmente si annoiano. Alla fine sanno un sacco di cose che esulano dal mero apprendimento delle materie; soprattutto sono bambini felici che vanno a scuola volentieri. Ricordo come una commissione della scuola statale venuta a esaminare una mia classe per il passaggio dalla quinta alla sesta (prima media) fosse meravigliata dell’entusiasmo col quale i ragazzi, per niente impauriti dalla parola “esame”, mostrassero i loro “prodotti scolastici” con orgoglio e di come nel componimento fossero ricchi di idee piuttosto originali in confronto ai corrispondenti alunni della loro età che seguono altri metodi pedagogici, e questo nonostante avessero iniziato realmente a scrivere “soltanto in terza”!
Le scuole Steiner-Waldorf non sono nate per creare degli “antroposofi”, cioè dei cultori dell’Antroposofia donata da Rudolf Steiner nel secolo scorso, ma per formare uomini il più possibile sani nel corpo e nell’anima, liberi da condizionamenti e pregiudizi. La Pedagogia, nata come una delle figlie dell’Antroposofia, si basa su una conoscenza dell’essere umano approfondita a partire dalla nascita, anzi da una percezione intuita più remota che la precede, fino alla morte et ultra. Nell’età evolutiva è indispensabile quindi tenere conto delle tappe che un’individualità percorre per diventare uomo adulto onde poter realizzare, ciascuno in piena libertà, il motivo fondamentale della sua incarnazione sulla Terra. I ragazzi che escono dalle scuole Steiner-Waldorf si avvicinano in una percentuale bassissima e soltanto da adulti all’Antroposofia e sempre dopo un percorso di vita talvolta molto lungo. Nella visione antroposofica dell’esistenza sarebbe addirittura dannoso avvicinare questa concezione del mondo precocemente. La pedagogia steineriana si basa cioè sull’avvicinare gradualmente ai bambini e ai ragazzi il frutto della cultura umana attraverso un percorso artistico e morale (non moralistico basato su dogmi e precetti) di grande rispetto e riconoscenza per tutto ciò che gli uomini hanno realizzato nel corso dell’evoluzione. Questa Pedagogia cerca di educare, cioè di far scaturire dall’interno di ogni individuo (educare = condurre fuori, mentre insegnare vuol dire segnare dentro) i valori individuali di cui ogni essere umano è portatore e che spesso, repressi da un insegnamento unilaterale rimangono allo stato potenziale, non riescono a emergere.  Questa Pedagogia, inoltre, cerca di aiutare gli alunni a superare o almeno mitigare ostacoli dovuti al temperamento, al carattere o a difficoltà ereditarie dalle quali nessuno è, in misura maggiore o minore, esente. L’uomo, infatti, è cittadino di due mondi: quello spirituale dal quale proviene la sua individualità eterna in via di evoluzione e quello terrestre. Per incarnarsi sulla Terra necessita di una corporeità materiale che può essere fornita soltanto da due genitori i quali a loro volta fanno parte di una corrente fisico-materiale che si tramanda di generazione in generazione e proprio da questa corrente provengono le difficoltà ereditarie perché, insieme alle nuove possibilità offerte dall’evoluzione e dall’adattamento ambientale e sociale, è portatrice di limiti e di imperfezioni: il tributo per la libertà dovuto agli oppositori, cioè a tutte quelle forze del male che, da quando si sono introdotte nell’evoluzione, permettono all’uomo di scegliere liberamente la propria via.